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FSN

PERCHÉ LA COMPLESSITÀ DELLA REGOLAMENTAZIONE E DEL CONSOLIDAMENTO DOVREBBE PORTARE ALLA SCELTA DEL CPM

Autore: Gary Simon - CEO of FSN


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Introduzione


Per più di un decennio l’ambito del reporting esterno è stato costantemente sollecitato da una gamma di principi contabili e requisiti normativi  che si aggiungono  al reporting civilistico. Il reporting esterno è andato oltre la produzione di semplici bilanci storici verso un discorso più ampio sulla strategia di business,  la performance attuale, le tendenze, i fattori e i rischi che potrebbero incidere sugli esiti futuri.  Alle aziende di tutto il mondo viene anche richiesto di fare un rapporto su una serie di questioni non finanziarie che svolgono comunque un ruolo chiave nella comprensione della loro performance. 

Nonostante queste  complicazioni, una tendenza utile per emergere, (incoraggiata da regolatori e politici), è costituita dal fatto che il reporting gestionale interno e il reporting civilistico esterno hanno molto più in comune rispetto a dieci anni fa. Così, invece di avere una separazione totale tra reporting civilistico e gestionale,  molte imprese hanno unito con successo le necessità delle due parti in un’organizzazione finanziaria comune, usando un ambiente applicativo unificato che supporta processi simili ma non identici.


Tuttavia, il reporting finanziario e il consolidamento non possono essere considerati avulsi da qualsiasi contesto. Nel mercato volubile e incerto odierno, l’amministrazione deve avere il controllo della situazione e ciò significa fondere i dati consuntivi con, ad esempio, le applicazioni di budget, di previsione, di dash-boarding e di score-card in un insieme di applicazioni noto come CPM (Corporate Performance Management). Tuttavia, per definizione, un ambiente CPM completo include molte ‘parti mobili’ e ciò costituisce un dilemma per i CFO lungimiranti che cercano di automatizzare e standardizzare i loro sistemi CPM. 

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